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Newsflash Napoli

Napoli: Serie b2 maschile girone g

Esordio vincente per il Rione Terra Pozzuoli Volley che espugna il campo della Virtus Tricase Volley nella prima di campionato di serie B2. La squadra di coach Costantino Cirillo è stata fin dall'inizio attenta e non ha lasciato scampo agli avversari determinata di centrare il successo. L'1-3 come risultato finale lascia ben intendere cosa i gialloblù hanno speso sul parquet in terra pugliese. Il primo set è equilibrato con il Rione Terra che riesce a mettere a terra nel finale i punti decisivi vincendolo per 21-25.

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Ischia: Per la prima volta all'isola d'ischia il servizio di Ischiawifi internet e telefonia Voip 24/24. Call Center 19301328

Ischia Wifi è un servizio di connettività Internet e telefonia VoIP, messo a disposizione dell’utenza tramite WADSL (Wireless ADSL). L'azienda nasce da un accurato studio ed esperienza del mercato wireless in tutti i suoi aspetti più ragionevolmente conosciuti come la diffusione di Internet ad alta velocità (banda larga) in ambienti circoscritti che siano aperti, come valli, comuni o intere città, oppure per ambiti più ristretti come piazze, locali, attività ricettive e commerciali fino ad arrivare a fornire un servizio di tipo residenziale con inclusa telefonia VoIP.

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Capri: Capri watch, domani a Napoli cocktail con Veronica Maya per Millefiori triplo brindisi per il brand che inaugura cosi' il primo flagship store partenopeo

Triplo brindisi per Capri Watch domani sera a Napoli con Veronica Maya, testimonial femminile del brand e madrina dell’evento con cui l’azienda di orologeria glamour in un colpo solo festeggerà con i suoi fedelissimi il Natale ormai alle porte, certo, ma anche due eventi molto attesi da tutti i suoi fan: l’inaugurazione del primo flagship store partenopeo, in piena via Filangieri, e la presentazione in anteprima della nuovissima collezione “Millefiori” con cui l’azienda intende accompagnare le ore dei trend addicted internazionali per tutto il 2015.

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Casamicciola: Sabato 5 luglio 2014 alle ore 11 al Capricho de Calise in Piazza Marina di Casamicciola Terme, su invito del Sindaco Giovan Battista Castagna

si incontreranno i Sindaci dei Comuni delle isole Ischia,Procida e Capri
ed il Sindaco di Napoli, nella qualità di prossimo Sindaco dell’Area Metropolitana,
per confrontarsi sul da farsi per dare assetto e dignità al trasporto marittimo.

Newsflash Roma

Roma: Vasto Film Fest XX edizione

Mercoledì 5 agosto 2015 – ore 11
Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale
Via Tuscolana 1524, 00173 Roma
Interverranno:
Luciano Lapenna – Sindaco Comune di Vasto
Vincenzo Sputore - Vice sindaco e Assessore con delega al turismo e cultura Comune di Vasto
Michele D’Annunzio – Dirigente settore turismo e cultura Comune di Vasto
Marcello Foti - Direttore Generale del Centro Sperimentale di Cinematografia
Gabriele Antinolfi - Direttore Cineteca Nazionale
Daniela Poggi – Conduttrice Vasto Film Fest
Stefano Sabelli – Direttore artistico Vasto Film Fest

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Forio: Alle Votazioni ... ecco le liste

Forio: Alle Votazioni ... 20 Liste presentate a Forio !!!

Sono nove le liste a sostegno della candidatura a sindaco di Forio di Francesco Del Deo

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Roma: La tratta di esseri umani e' un crimine contro l'umanita' denuncia il Papa nel suo discorso ai rappresentanti diplomatici PDF Stampa E-mail
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RomaNews - Religione
Scritto da Vatican Information Service   
Giovedì 12 Dicembre 2013 15:54

Roma: La tratta di esseri umani e' un crimine contro l'umanita' denuncia il Papa nel suo discorso ai rappresentanti diplomatici

Città del Vaticano, 12 dicembre 2013 (VIS)
. La tratta di esseri umani, una vera forma di schiavitù, purtroppo sempre più diffusa, che riguarda ogni Paese, anche i più sviluppati, è stato il tema scelto dal Papa per il suo discorso a sedici nuovi ambasciatori e ad un rappresentante diplomatico non residente presso la Santa Sede. Gli Ambasciatori Boudjemaa Delmi, (Algeria); Delmi Eyjolfsson, (Islanda); Lars Vissing, (Danimarca); Lineo Lydia Khechane Ntoane, (Lesotho); Ibrahim Sorie, (Sierra Leone); Emanuel Antero García da Veiga, (Capo Verde); Edouard Bizimana, (Burundi); George Gregory Buttigieg, (Malta); Lars-Hjalmar Wide, (Svezia); Aman Rashid, (Pakistan); Paul William Lumbi, (Zambia); Thomas Hauff, (Norvegia); Bader Saleh Al-Tunaib, (Kuwait); Yemdaogo Eric Tiare, (Burkina Faso); Marcel R. Tibaleka, (Uganda), Makram Mustafa Al Queisi, (Giordania) ed il Rappresentante Diplomatico di Palestina, Isa Jamil Kassissieh.

Il Santo Padre ha menzionato le molteplici iniziative della comunità internazionale per la promozione della pace, del dialogo, per i rapporti culturali, politici, economici, il soccorso alle popolazioni provate da diverse difficoltà e successivamente ha affrontato le questione della tratta di esseri umani che "tocca le persone più vulnerabili della società: le donne e le ragazze, i bambini e le bambine, i disabili, i più poveri, chi proviene da situazioni di disgregazione familiare e sociale".
"In essi, in modo speciale - ha ribadito il Pontefice - noi cristiani riconosciamo il volto di Gesù Cristo, che si è identificato con i più piccoli e bisognosi. Altri, che non si riferiscono ad una fede religiosa, in nome della comune umanità condividono la compassione per le loro sofferenze, con l’impegno di liberarli e di lenire le loro ferite. Insieme possiamo e dobbiamo impegnarci perché siano liberati e si possa mettere fine a questo orribile commercio".
"Si parla di milioni di vittime del lavoro forzato - ha ricordato Papa Francesco - della tratta di persone per scopo di manodopera e di sfruttamento sessuale. Tutto ciò non può continuare - ha esclamato - costituisce una grave violazione dei diritti umani delle vittime e un’offesa alla loro dignità, oltre che una sconfitta per la comunità mondiale. Quanti sono di buona volontà, che si professino religiosi o no, non possono permettere che queste donne, questi uomini, questi bambini vengano trattati come oggetti, ingannati, violentati, spesso venduti più volte, per scopi diversi, e alla fine uccisi o, comunque, rovinati nel fisico e nella mente, per finire scartati e abbandonati. È una vergogna".
"La tratta delle persone è un crimine contro l’umanità. (...) Occorre una presa di responsabilità comune e una più decisa volontà politica per riuscire a vincere su questo fronte. Responsabilità verso quanti sono caduti vittime della tratta, per tutelarne i diritti, per assicurare l’incolumità loro e dei familiari, per impedire che i corrotti e i criminali si sottraggano alla giustizia ed abbiano l’ultima parola sulle persone. Un adeguato intervento legislativo nei Paesi di provenienza, di transito e di arrivo, anche in ordine a facilitare la regolarità delle migrazioni, può ridurre il problema".
"I governi e la comunità internazionale, cui spetta in primo luogo di prevenire e di impedire tale fenomeno, non hanno mancato di prendere misure a vari livelli per bloccarlo e per proteggere e assistere le vittime di questo crimine, non di rado collegato al commercio delle droghe, delle armi, al trasporto di migranti irregolari, alla mafia. Purtroppo, non possiamo negare che talvolta ne sono stati contagiati anche operatori pubblici e membri di contingenti impegnati in missioni di pace".
"Ma per ottenere buoni risultati occorre che l’azione di contrasto incida anche a livello culturale e della comunicazione. E su questo piano c’è bisogno di un profondo esame di coscienza: quante volte infatti tolleriamo che un essere umano venga considerato come un oggetto, esposto per vendere un prodotto o per soddisfare desideri immorali? La persona umana non si dovrebbe mai vendere e comprare come una merce. Chi la usa e la sfrutta, anche indirettamente, si rende complice di questa sopraffazione".
"Ho voluto condividere con voi - ha detto il Pontefice - queste riflessioni su una piaga sociale dei nostri tempi, perché credo nel valore e nella forza di un impegno concertato per combatterla. Esorto pertanto la comunità internazionale a rendere ancora più concorde ed efficace la strategia contro la tratta delle persone, perché, in ogni parte del mondo, gli uomini e le donne non siano mai usati come mezzi, ma vengano sempre rispettati nella loro inviolabile dignità".
Vatican Information Service

Roma: Presentazione del messaggio del Papa: la fraternita' vince l'indifferenza con la quale osserviamo, a distanza di sicurezza, le guerre e la sofferenza

Città del Vaticano, 12 dicembre 2013 (VIS)
. Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, si è tenuta la Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre per la 47a Giornata Mondiale della Pace, che si celebra il 1° gennaio di ogni anno, sul tema: "La fraternità, fondamento e via per la pace".
Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa, ha dato lettura del testo di introduzione al documento del Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, che attualmente è a Johannesburg (Sudafrica) quale Inviato Speciale del Santo Padre alla commemorazione e alle esequie di Nelson Mandela. Alla Conferenza Stampa sono anche intervenuti l'Arcivescovo Mario Toso, S.D.B., Segretario ed il Dottor Vittorio Alberti, Officiale del medesimo Pontificio Consiglio.
"La 'fraternità' - scrive il Cardinale - è una qualità umana essenziale, poiché noi siamo esseri relazionali. Ma ciò non rende la fraternità automatica. Nella nostra epoca, come il Papa emerito Benedetto XVI ha sottolineato, la globalizzazione ci rende vicini ma non ci rende fratelli. La fraternità viene ignorata o calpestata in tantissimi modi nella storia ed anche oggi, come chiarifica molto bene il Messaggio per il Nuovo Anno".
In ambito biblico "Il primo crimine fu il fratricidio. Ogni soppressione di una vita innocente - che sia definito aborto, assassinio, o eutanasia - che sia definito crimine, inedia o guerra - è, di fatto, fratricidio. Come possiamo mancare di riconoscere che siamo fratelli e sorelle, poiché tutti abbiamo lo stesso Padre? Come possiamo mancare di riconoscere che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è nostro fratello? Con la sua Croce e Risurrezione, Egli ha riparato un'umanità distrutta e continuamente offre ad ognuno la promessa della salvezza!".
"Nel Messaggio, il Santo Padre si chiede perché nel mondo di oggi ci sia una tale mancanza di fraternità. L'egoismo ci ha resi ciechi davanti alla fondamentale fraternità? La paura e la competitività hanno avvelenato la nostra incomparabile dignità di figli e figlie di Dio, e così fratelli e sorelle l'uno dell'altro?"
Passando ad analizzare la fraternità secondo il Messaggio del Santo Padre, il Cardinale Turkson, osserva che Papa Francesco cita i suoi ultimi predecessori per ampliare il significato e la rilevanza della fraternità quale fondamento e via per la pace. Ad esempio Papa Paolo VI sottolineò lo "sviluppo integrale", il Beato Giovanni Paolo II definì la pace un bene comune indivisibile: o è per tutti, o è per nessuno, e Papa Benedetto identificò "la fraternità quale prerequisito per contrastare la povertà".
"Tre giorni dopo la sua elezione, Papa Francesco spiegava ai rappresentanti dei mezzi di comunicazione sociale la scelta del nome: 'Per me - ha detto Papa Francesco - Francesco d'Assisi è l'uomo della povertà, l'uomo della pace, l'uomo che ama e custodisce il creato' e "Nel suo primo messaggio per il Nuovo Anno, il Santo Padre riflette sui poveri, sulla pace, sul creato, sotto l'onnicomprensivo e significativo titolo di 'fraternità'".
Le sezioni quinta e sesta del Messaggio sono dedicate alla 'economia' e come essa può apportare rimedi reali alla povertà. (...). I rapporti fraterni trovano espressione nelle politiche sociali che facilitano l'accesso', in uno stile di vita più sobrio che si limita a consumare l'essenziale, e, a livello macro, in 'un ripensamento tempestivo dei nostri modelli di sviluppo economico".
"Le sezioni sette e otto ci guidano a ridurre ed eliminare la guerra di tutti i tipi, come pure la 'corruzione' e 'il crimine organizzato'. La fraternità vince l'indifferenza con la quale osserviamo le numerose guerre ad una distanza di sicurezza. Essa vince la tendenza a disumanizzare e demonizzare il nemico. La fraternità motiva il duro lavoro necessario a conseguire la non-proliferazione e il disarmo, incluse le armi nucleari, chimiche, convenzionali e le armi intelligenti, come pure le armi di piccolo calibro. Nei conflitti sociali, la fraternità resiste alla corruzione, al crimine organizzato, al traffico di droga; alla schiavitù, al traffico di esseri umani e alla prostituzione; e a quelle forme di 'guerra' economica e finanziaria che 'distruggono la vita, le famiglie, le imprese".
"La Sezione nove considera l'urgente necessità di 'preservare e coltivare la natura' come la nostra casa terrena e fonte di tutti i beni materiali, ora e per le future generazioni. Nello spirito di fraternità, dobbiamo apprendere a trattare l'ambiente naturale come un dono del Creatore, da godere in comune, gratuitamente e con equità".
Il Cardinale Turkson conclude ricordando la figura del "grande Nelson Mandela" che nei lunghi anni di prigione vinse la tentazione di cercare la vendetta. Uscì di prigione con il messaggio supremo della 'riconciliazione'. Per questo, la triste 'verità' del passato è stata scoperta ed accettata. Solo fondandosi sulla verità e sulla riconciliazione la maggioranza dei sudafricani ha potuto aspirare ad una vita migliore. (...) Con il suo esempio e leadership, Nelson Mandela ha facilitato la conversione dei cuori allontanandoli dal fratricidio... Papa Francesco persegue quotidianamente la conversione delle menti e dei cuori. (...) La fraternità ha bisogno di essere scoperta, sperimentata, proclamata e testimoniata con l'amore. Concessa in dono, solo l'amore di Dio ci rende capaci di accettare la nostra fraternità e di esprimerla sempre più pienamente".
"Mentre ci prepariamo a celebrare il Natale offrendo doni agli amici e ai parenti, sarebbe bene fermarsi come suggerisce Gesù. 'Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro dite, lascia lì il tuo dono e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello, e poi torna ad offrire il tuo dono'. Oggi i poveri, gli emarginati, i sofferenti delle nostre città, del nostro paese, del nostro mondo, hanno 'qualcosa contro di noi'. Quello che hanno 'contro di noi' è il nostro aver mancato di rispettare quello che più profondamente essi sono - quello che più profondamente noi siamo - cioè, fratelli e sorelle".
Vatican Information Service

Roma: Messaggio del Santo Padre per la giornata mondiale della pace

Città del Vaticano, 12 dicembre 2013 (VIS)
. "Fraternità, fondamento e via per la pace" è il titolo scelto da Papa Francesco per il suo primo Messaggio per la 47a Giornata Mondiale della Pace che si celebra il 1° gennaio 2014. Il documento, datato 8 dicembre, Solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, è costituito di dieci sezioni, che includono un breve prologo e una conclusione, con due citazioni bibliche: "Dov'è tuo fratello?" (Gen 4,9) e "E voi siete tutti fratelli" (Mt 23,8) e sei frasi sulla fraternità: "Fraternità, fondamento e via per la pace"; "Fraternità, premessa per sconfiggere la povertà"; "La riscoperta della fraternità nell'economia"; "La fraternità spegne la guerra; "La corruzione e il crimine organizzato avversano la fraternità"; "La fraternità aiuta a custodire e a coltivare la natura".
Di seguito riportiamo il testo integrale del Messaggio:
"Fraternità, fondamento e via per la pace
1. In questo mio primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, desidero rivolgere a tutti, singoli e popoli, l’augurio di un’esistenza colma di gioia e di speranza. Nel cuore di ogni uomo e di ogni donna alberga, infatti, il desiderio di una vita piena, alla quale appartiene un anelito insopprimibile alla fraternità, che sospinge verso la comunione con gli altri, nei quali troviamo non nemici o concorrenti, ma fratelli da accogliere ed abbracciare.
Infatti, la fraternità è una dimensione essenziale dell’uomo, il quale è un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalità ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello; senza di essa diventa impossibile la costruzione di una società giusta, di una pace solida e duratura. E occorre subito ricordare che la fraternità si comincia ad imparare solitamente in seno alla famiglia, soprattutto grazie ai ruoli responsabili e complementari di tutti i suoi membri, in particolare del padre e della madre. La famiglia è la sorgente di ogni fraternità, e perciò è anche il fondamento e la via primaria della pace, poiché, per vocazione, dovrebbe contagiare il mondo con il suo amore.
Il numero sempre crescente di interconnessioni e di comunicazioni che avviluppano il nostro pianeta rende più palpabile la consapevolezza dell’unità e della condivisione di un comune destino tra le Nazioni della terra. Nei dinamismi della storia, pur nella diversità delle etnie, delle società e delle culture, vediamo seminata così la vocazione a formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri. Tale vocazione è però ancor oggi spesso contrastata e smentita nei fatti, in un mondo caratterizzato da quella 'globalizzazione dell’indifferenza' che ci fa lentamente 'abituare' alla sofferenza dell’altro, chiudendoci in noi stessi.
In tante parti del mondo, sembra non conoscere sosta la grave lesione dei diritti umani fondamentali, soprattutto del diritto alla vita e di quello alla libertà di religione. Il tragico fenomeno del traffico degli esseri umani, sulla cui vita e disperazione speculano persone senza scrupoli, ne rappresenta un inquietante esempio. Alle guerre fatte di scontri armati si aggiungono guerre meno visibili, ma non meno crudeli, che si combattono in campo economico e finanziario con mezzi altrettanto distruttivi di vite, di famiglie, di imprese.
La globalizzazione, come ha affermato Benedetto XVI, ci rende vicini, ma non ci rende fratelli. Inoltre, le molte situazioni di sperequazione, di povertà e di ingiustizia, segnalano non solo una profonda carenza di fraternità, ma anche l’assenza di una cultura della solidarietà. Le nuove ideologie, caratterizzate da diffuso individualismo, egocentrismo e consumismo materialistico, indeboliscono i legami sociali, alimentando quella mentalità dello 'scarto', che induce al disprezzo e all’abbandono dei più deboli, di coloro che vengono considerati 'inutili'. Così la convivenza umana diventa sempre più simile a un mero 'do ut des' pragmatico ed egoista.
In pari tempo appare chiaro che anche le etiche contemporanee risultano incapaci di produrre vincoli autentici di fraternità, poiché una fraternità priva del riferimento ad un Padre comune, quale suo fondamento ultimo, non riesce a sussistere. Una vera fraternità tra gli uomini suppone ed esige una paternità trascendente. A partire dal riconoscimento di questa paternità, si consolida la fraternità tra gli uomini, ovvero quel farsi 'prossimo' che si prende cura dell’altro.
'Dov’è tuo fratello?' (Gen 4,9)
2. Per comprendere meglio questa vocazione dell’uomo alla fraternità, per riconoscere più adeguatamente gli ostacoli che si frappongono alla sua realizzazione e individuare le vie per il loro superamento, è fondamentale farsi guidare dalla conoscenza del disegno di Dio, quale è presentato in maniera eminente nella Sacra Scrittura.
Secondo il racconto delle origini, tutti gli uomini derivano da genitori comuni, da Adamo ed Eva, coppia creata da Dio a sua immagine e somiglianza, (cfr Gen 1,26) da cui nascono Caino e Abele. Nella vicenda della famiglia primigenia leggiamo la genesi della società, l’evoluzione delle relazioni tra le persone e i popoli.
Abele è pastore, Caino è contadino. La loro identità profonda e, insieme, la loro vocazione, è quella di essere fratelli, pur nella diversità della loro attività e cultura, del loro modo di rapportarsi con Dio e con il creato. Ma l’uccisione di Abele da parte di Caino attesta tragicamente il rigetto radicale della vocazione ad essere fratelli. La loro vicenda (cfr Gen 4,1-16) evidenzia il difficile compito a cui tutti gli uomini sono chiamati, di vivere uniti, prendendosi cura l’uno dell’altro. Caino, non accettando la predilezione di Dio per Abele, che gli offriva il meglio del suo gregge – 'il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta' (Gen 4,4-5( – uccide per invidia Abele. In questo modo rifiuta di riconoscersi fratello, di relazionarsi positivamente con lui, di vivere davanti a Dio, assumendo le proprie responsabilità di cura e di protezione dell’altro. Alla domanda 'Dov’è tuo fratello?', con la quale Dio interpella Caino, chiedendogli conto del suo operato, egli risponde: 'Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?'. (Gen 4,9) Poi, ci dice la Genesi, 'Caino si allontanò dal Signore' (4,16).
Occorre interrogarsi sui motivi profondi che hanno indotto Caino a misconoscere il vincolo di fraternità e, assieme, il vincolo di reciprocità e di comunione che lo legava a suo fratello Abele. Dio stesso denuncia e rimprovera a Caino una contiguità con il male: 'il peccato è accovacciato alla tua porta' (Gen 4,7). Caino, tuttavia, si rifiuta di opporsi al male e decide di alzare ugualmente la sua 'mano contro il fratello Abele' (Gen 4,8), disprezzando il progetto di Dio. Egli frustra così la sua originaria vocazione ad essere figlio di Dio e a vivere la fraternità.
Il racconto di Caino e Abele insegna che l’umanità porta inscritta in sé una vocazione alla fraternità, ma anche la possibilità drammatica del suo tradimento. Lo testimonia l’egoismo quotidiano, che è alla base di tante guerre e tante ingiustizie: molti uomini e donne muoiono infatti per mano di fratelli e di sorelle che non sanno riconoscersi tali, cioè come esseri fatti per la reciprocità, per la comunione e per il dono.
'E voi siete tutti fratelli' (Mt 23,8)
3. Sorge spontanea la domanda: gli uomini e le donne di questo mondo potranno mai corrispondere pienamente all’anelito di fraternità, impresso in loro da Dio Padre? Riusciranno con le loro sole forze a vincere l’indifferenza, l’egoismo e l’odio, ad accettare le legittime differenze che caratterizzano i fratelli e le sorelle?
Parafrasando le sue parole, potremmo così sintetizzare la risposta che ci dà il Signore Gesù: poiché vi è un solo Padre, che è Dio, voi siete tutti fratelli (cfr Mt 23,8-9). La radice della fraternità è contenuta nella paternità di Dio. Non si tratta di una paternità generica, indistinta e storicamente inefficace, bensì dell’amore personale, puntuale e straordinariamente concreto di Dio per ciascun uomo (cfr Mt 6,25-30). Una paternità, dunque, efficacemente generatrice di fraternità, perché l’amore di Dio, quando è accolto, diventa il più formidabile agente di trasformazione dell’esistenza e dei rapporti con l’altro, aprendo gli uomini alla solidarietà e alla condivisione operosa.
In particolare, la fraternità umana è rigenerata in e da Gesù Cristo con la sua morte e risurrezione. La croce è il 'luogo' definitivo di fondazione della fraternità, che gli uomini non sono in grado di generare da soli. Gesù Cristo, che ha assunto la natura umana per redimerla, amando il Padre fino alla morte e alla morte di croce (cfr Fil 2,8), mediante la sua risurrezione ci costituisce come umanità nuova, in piena comunione con la volontà di Dio, con il suo progetto, che comprende la piena realizzazione della vocazione alla fraternità.
Gesù riprende dal principio il progetto del Padre, riconoscendogli il primato su ogni cosa. Ma il Cristo, con il suo abbandono alla morte per amore del Padre, diventa principio nuovo e definitivo di tutti noi, chiamati a riconoscerci in Lui come fratelli perché figli dello stesso Padre. Egli è l’Alleanza stessa, lo spazio personale della riconciliazione dell’uomo con Dio e dei fratelli tra loro. Nella morte in croce di Gesù c’è anche il superamento della separazione tra popoli, tra il popolo dell’Alleanza e il popolo dei Gentili, privo di speranza perché fino a quel momento rimasto estraneo ai patti della Promessa. Come si legge nella Lettera agli Efesini, Gesù Cristo è colui che in sé riconcilia tutti gli uomini. Egli è la pace, poiché dei due popoli ne ha fatto uno solo, abbattendo il muro di separazione che li divideva, ovvero l’inimicizia. Egli ha creato in se stesso un solo popolo, un solo uomo nuovo, una sola nuova umanità (cfr 2,14-16).
Chi accetta la vita di Cristo e vive in Lui, riconosce Dio come Padre e a Lui dona totalmente se stesso, amandolo sopra ogni cosa. L’uomo riconciliato vede in Dio il Padre di tutti e, per conseguenza, è sollecitato a vivere una fraternità aperta a tutti. In Cristo, l’altro è accolto e amato come figlio o figlia di Dio, come fratello o sorella, non come un estraneo, tanto meno come un antagonista o addirittura un nemico. Nella famiglia di Dio, dove tutti sono figli di uno stesso Padre, e perché innestati in Cristo, figli nel Figlio, non vi sono 'vite di scarto'. Tutti godono di un’eguale ed intangibile dignità. Tutti sono amati da Dio, tutti sono stati riscattati dal sangue di Cristo, morto in croce e risorto per ognuno. È questa la ragione per cui non si può rimanere indifferenti davanti alla sorte dei fratelli.
La fraternità, fondamento e via per la pace
4. Ciò premesso, è facile comprendere che la fraternità è fondamento e via per la pace. Le Encicliche sociali dei miei Predecessori offrono un valido aiuto in tal senso. Sarebbe sufficiente rifarsi alle definizioni di pace della 'Populorum progressio' di Paolo VI o della 'Sollicitudo rei socialis' di Giovanni Paolo II. Dalla prima ricaviamo che lo sviluppo integrale dei popoli è il nuovo nome della pace. Dalla seconda, che la pace è 'opus solidaritatis'. Paolo VI afferma che non soltanto le persone, ma anche le Nazioni debbono incontrarsi in uno spirito di fraternità. E spiega: 'In questa comprensione e amicizia vicendevoli, in questa comunione sacra noi dobbiamo […] lavorare assieme per edificare l’avvenire comune dell’umanità. Questo dovere riguarda in primo luogo i più favoriti. I loro obblighi sono radicati nella fraternità umana e soprannaturale e si presentano sotto un triplice aspetto: il dovere di solidarietà, che esige che le Nazioni ricche aiutino quelle meno progredite; il dovere di giustizia sociale, che richiede il ricomponimento in termini più corretti delle relazioni difettose tra popoli forti e popoli deboli; il dovere di carità universale, che implica la promozione di un mondo più umano per tutti, un mondo nel quale tutti abbiano qualcosa da dare e da ricevere, senza che il progresso degli uni costituisca un ostacolo allo sviluppo degli altri.
Così, se si considera la pace come 'opus solidaritatis', allo stesso modo, non si può pensare che la fraternità non ne sia il fondamento precipuo. La pace, afferma Giovanni Paolo II, è un bene indivisibile. O è bene di tutti o non lo è di nessuno. Essa può essere realmente conquistata e fruita, come miglior qualità della vita e come sviluppo più umano e sostenibile, solo se si attiva, da parte di tutti, 'una determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune'. Ciò implica di non farsi guidare dalla 'brama del profitto' e dalla 'sete del potere'. Occorre avere la disponibilità a 'perdersi' a favore dell’altro invece di sfruttarlo, e a 'servirlo' invece di opprimerlo per il proprio tornaconto. […] L’'altro' – persona, popolo o Nazione – [non va visto] come uno strumento qualsiasi, per sfruttare a basso costo la sua capacità di lavoro e la resistenza fisica, abbandonandolo poi quando non serve più, ma come un nostro 'simile', un 'aiuto'.
La solidarietà cristiana presuppone che il prossimo sia amato non solo come 'un essere umano con i suoi diritti e la sua fondamentale eguaglianza davanti a tutti, ma [come] viva immagine di Dio Padre, riscattata dal sangue di Gesù Cristo e posta sotto l’azione permanente dello Spirito Santo', come un altro fratello. 'Allora la coscienza della paternità comune di Dio, della fraternità di tutti gli uomini in Cristo, 'figli nel Figlio', della presenza e dell’azione vivificante dello Spirito Santo, conferirà – rammenta Giovanni Paolo II – al nostro sguardo sul mondo come un nuovo criterio per interpretarlo', per trasformarlo.
Fraternità, premessa per sconfiggere la povertà
5. Nella 'Caritas in veritate' il mio Predecessore ricordava al mondo come la mancanza di fraternità tra i popoli e gli uomini sia una causa importante della povertà. In molte società sperimentiamo una profonda povertà relazionale dovuta alla carenza di solide relazioni familiari e comunitarie. Assistiamo con preoccupazione alla crescita di diversi tipi di disagio, di emarginazione, di solitudine e di varie forme di dipendenza patologica. Una simile povertà può essere superata solo attraverso la riscoperta e la valorizzazione di rapporti fraterni in seno alle famiglie e alle comunità, attraverso la condivisione delle gioie e dei dolori, delle difficoltà e dei successi che accompagnano la vita delle persone.
Inoltre, se da un lato si riscontra una riduzione della povertà assoluta, dall’altro lato non possiamo non riconoscere una grave crescita della povertà relativa, cioè di diseguaglianze tra persone e gruppi che convivono in una determinata regione o in un determinato contesto storico-culturale. In tal senso, servono anche politiche efficaci che promuovano il principio della fraternità, assicurando alle persone - eguali nella loro dignità e nei loro diritti fondamentali - di accedere ai 'capitali', ai servizi, alle risorse educative, sanitarie, tecnologiche affinché ciascuno abbia l’opportunità di esprimere e di realizzare il suo progetto di vita, e possa svilupparsi in pienezza come persona.
Si ravvisa anche la necessità di politiche che servano ad attenuare una eccessiva sperequazione del reddito. Non dobbiamo dimenticare l’insegnamento della Chiesa sulla cosiddetta ipoteca sociale, in base alla quale se è lecito, come dice san Tommaso d’Aquino, anzi necessario 'che l’uomo abbia la proprietà dei beni', quanto all’uso, li 'possiede non solo come propri, ma anche come comuni, nel senso che possono giovare non unicamente a lui ma anche agli altri'.
Infine, vi è un ulteriore modo di promuovere la fraternità - e così sconfiggere la povertà - che dev’essere alla base di tutti gli altri. È il distacco di chi sceglie di vivere stili di vita sobri ed essenziali, di chi, condividendo le proprie ricchezze, riesce così a sperimentare la comunione fraterna con gli altri. Ciò è fondamentale per seguire Gesù Cristo ed essere veramente cristiani. È il caso non solo delle persone consacrate che professano voto di povertà, ma anche di tante famiglie e tanti cittadini responsabili, che credono fermamente che sia la relazione fraterna con il prossimo a costituire il bene più prezioso.
La riscoperta della fraternità nell’economia
6. Le gravi crisi finanziarie ed economiche contemporanee - che trovano la loro origine nel progressivo allontanamento dell’uomo da Dio e dal prossimo, nella ricerca avida di beni materiali, da un lato, e nel depauperamento delle relazioni interpersonali e comunitarie dall’altro - hanno spinto molti a ricercare la soddisfazione, la felicità e la sicurezza nel consumo e nel guadagno oltre ogni logica di una sana economia. Già nel 1979 Giovanni Paolo II avvertiva l’esistenza di 'un reale e percettibile pericolo che, mentre progredisce enormemente il dominio da parte dell’uomo sul mondo delle cose, di questo suo dominio egli perda i fili essenziali, e in vari modi la sua umanità sia sottomessa a quel mondo, ed egli stesso divenga oggetto di multiforme, anche se spesso non direttamente percettibile, manipolazione, mediante tutta l’organizzazione della vita comunitaria, mediante il sistema di produzione, mediante la pressione dei mezzi di comunicazione sociale'.
Il succedersi delle crisi economiche deve portare agli opportuni ripensamenti dei modelli di sviluppo economico e a un cambiamento negli stili di vita. La crisi odierna, pur con il suo grave retaggio per la vita delle persone, può essere anche un’occasione propizia per recuperare le virtù della prudenza, della temperanza, della giustizia e della fortezza. Esse ci possono aiutare a superare i momenti difficili e a riscoprire i vincoli fraterni che ci legano gli uni agli altri, nella fiducia profonda che l’uomo ha bisogno ed è capace di qualcosa in più rispetto alla massimizzazione del proprio interesse individuale. Soprattutto tali virtù sono necessarie per costruire e mantenere una società a misura della dignità umana.
La fraternità spegne la guerra
7. Nell’anno trascorso, molti nostri fratelli e sorelle hanno continuato a vivere l’esperienza dilaniante della guerra, che costituisce una grave e profonda ferita inferta alla fraternità.
Molti sono i conflitti che si consumano nell’indifferenza generale. A tutti coloro che vivono in terre in cui le armi impongono terrore e distruzioni, assicuro la mia personale vicinanza e quella di tutta la Chiesa. Quest’ultima ha per missione di portare la carità di Cristo anche alle vittime inermi delle guerre dimenticate, attraverso la preghiera per la pace, il servizio ai feriti, agli affamati, ai rifugiati, agli sfollati e a quanti vivono nella paura. La Chiesa alza altresì la sua voce per far giungere ai responsabili il grido di dolore di quest’umanità sofferente e per far cessare, insieme alle ostilità, ogni sopruso e violazione dei diritti fondamentali dell’uomo.
Per questo motivo desidero rivolgere un forte appello a quanti con le armi seminano violenza e morte: riscoprite in colui che oggi considerate solo un nemico da abbattere il vostro fratello e fermate la vostra mano! Rinunciate alla via delle armi e andate incontro all’altro con il dialogo, il perdono e la riconciliazione per ricostruire la giustizia, la fiducia e la speranza intorno a voi! 'In quest’ottica, appare chiaro che nella vita dei popoli i conflitti armati costituiscono sempre la deliberata negazione di ogni possibile concordia internazionale, creando divisioni profonde e laceranti ferite che richiedono molti anni per rimarginarsi. Le guerre costituiscono il rifiuto pratico a impegnarsi per raggiungere quelle grandi mete economiche e sociali che la comunità internazionale si è data'.
Tuttavia, finché ci sarà una così grande quantità di armamenti in circolazione come quella attuale, si potranno sempre trovare nuovi pretesti per avviare le ostilità. Per questo faccio mio l’appello dei miei Predecessori in favore della non proliferazione delle armi e del disarmo da parte di tutti, a cominciare dal disarmo nucleare e chimico.
Non possiamo però non constatare che gli accordi internazionali e le leggi nazionali, pur essendo necessari ed altamente auspicabili, non sono sufficienti da soli a porre l’umanità al riparo dal rischio dei conflitti armati. È necessaria una conversione dei cuori che permetta a ciascuno di riconoscere nell’altro un fratello di cui prendersi cura, con il quale lavorare insieme per costruire una vita in pienezza per tutti. È questo lo spirito che anima molte delle iniziative della società civile, incluse le organizzazioni religiose, in favore della pace. Mi auguro che l’impegno quotidiano di tutti continui a portare frutto e che si possa anche giungere all’effettiva applicazione nel diritto internazionale del diritto alla pace, quale diritto umano fondamentale, pre-condizione necessaria per l’esercizio di tutti gli altri diritti.
La corruzione e il crimine organizzato avversano la fraternità
8. L’orizzonte della fraternità rimanda alla crescita in pienezza di ogni uomo e donna. Le giuste ambizioni di una persona, soprattutto se giovane, non vanno frustrate e offese, non va rubata la speranza di poterle realizzare. Tuttavia, l’ambizione non va confusa con la prevaricazione. Al contrario, occorre gareggiare nello stimarsi a vicenda (cfr Rm 12,10). Anche nelle dispute, che costituiscono un aspetto ineliminabile della vita, bisogna sempre ricordarsi di essere fratelli e perciò educare ed educarsi a non considerare il prossimo come un nemico o come un avversario da eliminare.
La fraternità genera pace sociale perché crea un equilibrio fra libertà e giustizia, fra responsabilità personale e solidarietà, fra bene dei singoli e bene comune. Una comunità politica deve, allora, agire in modo trasparente e responsabile per favorire tutto ciò. I cittadini devono sentirsi rappresentati dai poteri pubblici nel rispetto della loro libertà. Invece, spesso, tra cittadino e istituzioni, si incuneano interessi di parte che deformano una tale relazione, propiziando la creazione di un clima perenne di conflitto.
Un autentico spirito di fraternità vince l’egoismo individuale che contrasta la possibilità delle persone di vivere in libertà e in armonia tra di loro. Tale egoismo si sviluppa socialmente sia nelle molte forme di corruzione, oggi così capillarmente diffuse, sia nella formazione delle organizzazioni criminali, dai piccoli gruppi a quelli organizzati su scala globale, che, logorando in profondità la legalità e la giustizia, colpiscono al cuore la dignità della persona. Queste organizzazioni offendono gravemente Dio, nuocciono ai fratelli e danneggiano il creato, tanto più quando hanno connotazioni religiose.
Penso al dramma lacerante della droga, sulla quale si lucra in spregio a leggi morali e civili; alla devastazione delle risorse naturali e all’inquinamento in atto; alla tragedia dello sfruttamento del lavoro; penso ai traffici illeciti di denaro come alla speculazione finanziaria, che spesso assume caratteri predatori e nocivi per interi sistemi economici e sociali, esponendo alla povertà milioni di uomini e donne; penso alla prostituzione che ogni giorno miete vittime innocenti, soprattutto tra i più giovani rubando loro il futuro; penso all’abominio del traffico di esseri umani, ai reati e agli abusi contro i minori, alla schiavitù che ancora diffonde il suo orrore in tante parti del mondo, alla tragedia spesso inascoltata dei migranti sui quali si specula indegnamente nell’illegalità. Scrisse al riguardo Giovanni XXIII: 'Una convivenza fondata soltanto su rapporti di forza non è umana. In essa infatti è inevitabile che le persone siano coartate o compresse, invece di essere facilitate e stimolate a sviluppare e perfezionare se stesse'. L’uomo, però, si può convertire e non bisogna mai disperare della possibilità di cambiare vita. Desidererei che questo fosse un messaggio di fiducia per tutti, anche per coloro che hanno commesso crimini efferati, poiché Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva (cfr Ez 18,23).
Nel contesto ampio della socialità umana, guardando al delitto e alla pena, viene anche da pensare alle condizioni inumane di tante carceri, dove il detenuto è spesso ridotto in uno stato sub-umano e viene violato nella sua dignità di uomo, soffocato anche in ogni volontà ed espressione di riscatto. La Chiesa fa molto in tutti questi ambiti, il più delle volte nel silenzio. Esorto ed incoraggio a fare sempre di più, nella speranza che tali azioni messe in campo da tanti uomini e donne coraggiosi possano essere sempre più sostenute lealmente e onestamente anche dai poteri civili.
La fraternità aiuta a custodire e a coltivare la natura
9. La famiglia umana ha ricevuto dal Creatore un dono in comune: la natura. La visione cristiana della creazione comporta un giudizio positivo sulla liceità degli interventi sulla natura per trarne beneficio, a patto di agire responsabilmente, cioè riconoscendone quella 'grammatica' che è in essa inscritta ed usando saggiamente le risorse a vantaggio di tutti, rispettando la bellezza, la finalità e l’utilità dei singoli esseri viventi e la loro funzione nell’ecosistema. Insomma, la natura è a nostra disposizione, e noi siamo chiamati ad amministrarla responsabilmente. Invece, siamo spesso guidati dall’avidità, dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non custodiamo la natura, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura e da mettere a servizio dei fratelli, comprese le generazioni future.
In particolare, il settore agricolo è il settore produttivo primario con la vitale vocazione di coltivare e custodire le risorse naturali per nutrire l’umanità. A tale riguardo, la persistente vergogna della fame nel mondo mi incita a condividere con voi la domanda: in che modo usiamo le risorse della terra? Le società odierne devono riflettere sulla gerarchia delle priorità a cui si destina la produzione. Difatti, è un dovere cogente che si utilizzino le risorse della terra in modo che tutti siano liberi dalla fame. Le iniziative e le soluzioni possibili sono tante e non si limitano all’aumento della produzione. È risaputo che quella attuale è sufficiente, eppure ci sono milioni di persone che soffrono e muoiono di fame e ciò costituisce un vero scandalo. È necessario allora trovare i modi affinché tutti possano beneficiare dei frutti della terra, non soltanto per evitare che si allarghi il divario tra chi più ha e chi deve accontentarsi delle briciole, ma anche e soprattutto per un’esigenza di giustizia e di equità e di rispetto verso ogni essere umano. In tal senso, vorrei richiamare a tutti quella necessaria destinazione universale dei beni che è uno dei principi-cardine della dottrina sociale della Chiesa. Rispettare tale principio è la condizione essenziale per consentire un fattivo ed equo accesso a quei beni essenziali e primari di cui ogni uomo ha bisogno e diritto.
Conclusione
10. La fraternità ha bisogno di essere scoperta, amata, sperimentata, annunciata e testimoniata. Ma è solo l’amore donato da Dio che ci consente di accogliere e di vivere pienamente la fraternità.
Il necessario realismo della politica e dell’economia non può ridursi ad un tecnicismo privo di idealità, che ignora la dimensione trascendente dell’uomo. Quando manca questa apertura a Dio, ogni attività umana diventa più povera e le persone vengono ridotte a oggetti da sfruttare. Solo se accettano di muoversi nell’ampio spazio assicurato da questa apertura a Colui che ama ogni uomo e ogni donna, la politica e l’economia riusciranno a strutturarsi sulla base di un autentico spirito di carità fraterna e potranno essere strumento efficace di sviluppo umano integrale e di pace.
Noi cristiani crediamo che nella Chiesa siamo membra gli uni degli altri, tutti reciprocamente necessari, perché ad ognuno di noi è stata data una grazia secondo la misura del dono di Cristo, per l’utilità comune (cfr Ef 4,7.25; 1 Cor 12,7). Cristo è venuto nel mondo per portarci la grazia divina, cioè la possibilità di partecipare alla sua vita. Ciò comporta tessere una relazionalità fraterna, improntata alla reciprocità, al perdono, al dono totale di sé, secondo l’ampiezza e la profondità dell’amore di Dio, offerto all’umanità da Colui che, crocifisso e risorto, attira tutti a sé: 'Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri' (Gv 13,34-35). È questa la buona novella che richiede ad ognuno un passo in più, un esercizio perenne di empatia, di ascolto della sofferenza e della speranza dell’altro, anche del più lontano da me, incamminandosi sulla strada esigente di quell’amore che sa donarsi e spendersi con gratuità per il bene di ogni fratello e sorella.
Cristo abbraccia tutto l’uomo e vuole che nessuno si perda. 'Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui' (Gv 3,17). Lo fa senza opprimere, senza costringere nessuno ad aprirgli le porte del suo cuore e della sua mente. 'Chi fra voi è il più grande diventi come il più piccolo e chi governa diventi come quello che serve' – dice Gesù Cristo – 'io sono in mezzo a voi come uno che serve' (Lc 22,26-27). Ogni attività deve essere, allora, contrassegnata da un atteggiamento di servizio alle persone, specialmente quelle più lontane e sconosciute. Il servizio è l’anima di quella fraternità che edifica la pace.
Maria, la Madre di Gesù, ci aiuti a comprendere e a vivere tutti i giorni la fraternità che sgorga dal cuore del suo Figlio, per portare pace ad ogni uomo su questa nostra amata terra.
Vatican Information Service

Roma: Udienze

Città del Vaticano, 12 dicembre 2013 (VIS)
. Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:
- Il Cardinale Robert Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”.
- Il Cardinale Franc Rodé, C.M., Prefetto emerito della Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di vita apostolica.
- Il Vescovo Felipe Arizmendi Esquivel, di San Cristobal de las Casas (Messico).
- La Signora Cristina Alvarez Rodriguez, Ministro del Governo della Provincia di Buenos Aires (Argentina).
Vatican Information Service

Roma: Altri atti pontifici

Città del Vaticano, 12 dicembre 2013 (VIS)
. Il Santo Padre:
- Ha nominato il Reverendo Joseph R. Kopacz, Vescovo di Jackson (superficie: 97.495; popolazione: 2.203.000; cattolici: 52.500; sacerdoti: 80; religiosi: 197; diaconi permanenti: 4), Mississipi, Stati Uniti d'America. Il Vescovo eletto è nato nel 1950 a Dunmore (Pennsylvania, Stati Uniti d'America) ed è stato ordinato sacerdote nel 1977. Dal 1977 al 1989 è stato Vicario parrocchiale dell’Our Lady Queen of Peace Parish a Brodheadsville e dell’Epiphany Parish a Sayre ed Amministratore parrocchiale della Saint Patrick Parish a Nicholson; dal 1980 al 1990 Docente presso il Seminario Saint Pius X a Dalton; dal 1989 al 1995 Parroco delle parrocchie Saint Michael, Saint James e Saint Stanislaus a Jessup; dal 1995 al 1998 Parroco della Nativity of Our Lord Parish a Scranton; dal 1998 al 2002 Direttore della Formazione presso il Seminario Saint Pius X; dal 2002 al 2006 Parroco della Sacred Hearts of Jesus and Mary Parish a Scranton; dal 2005 al 2009 Vicario Generale e Vicario per il Clero. Dal 2006 Parroco della Most Holy Trinity Parish a Mount Pocono. Succede al Vescovo Joseph N. Latino, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi presentata per raggiunti limiti d'età.
- Ha nominato il Monsignor Michael J. Sis, Vescovo di San Angelo (superficie: 96.951; popolazione. 619.000; cattolici: 85.500; sacerdoti: 57; religiosi: 39; diaconi permanenti: 81), Texas, Stati Uniti d'America. Il Vescovo eletto è nato nel 1960 a Mount Holly (New Jersey, Stati Uniti d'America) ed è stato ordinato sacerdote nel 1986. Dal 1986 al 1988 è stato Vicario Parrocchiale della Cristo Rey Parish; dal 1990 al 1992 Vicario Parrocchiale della Cattedrale Saint Mary ad Austin; nel 1989 e dal 1992 al 1993 Vice-Cappellano; dal 1993 al 2006 Cappellano universitario del Saint Mary’s Center all’University of Texas A&M a College Station; dal 2006 al 2009 Direttore delle vocazioni; dal 2009 al 2010 Parroco della Saint Thomas More Parish in Austin; dal 2010 Vicario Generale e Moderatore della Curia. Succede al Vescovo Michael D. Pfeifer, O.M.I., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.
- Ha nominato il Monsignor Francis Bestion, Vescovo di Tulle (superficie: 5.896; popolazione: 244.300; cattolici: 221.400; sacerdoti: 62; religiosi: 59; diaconi permanenti: 10), Francia. Il Vescovo eletto è nato nel 1957 a Fontans, nella diocesi di Mende (Francia) ed è stato ordinato sacerdote nel 1990. Dal 1990 al 2002 è stato Vicario e poi Parroco di Langogne; dal 1992 al 2003 Insegnante di filosofia e formatore nel Seminario di Avignon; dal 2003 al 2005 Insegnante nel Seminario di Toulouse; dal 2005 al 2009 Direttore del secondo ciclo ed insegnante nel Seminario di Toulouse. Dal 2009 Vicario generale di Mende. Succede al Vescovo Bernard Charrier, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.
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