Un inedito di Pacecco de Rosa Stampa
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NapoliNews - Arte
Scritto da Achille Della Ragione   
Domenica 10 Settembre 2006 19:19

Un inedito di Pacecco de Rosa

Pacecco de Rosa, tra gli stanzioneschi, occupa un posto di rilievo per la lucentezza delle sue composizioni e per l’eleganza del suo pennello. Nonostante già dagli anni Trenta il Pigler gli avesse dedicato un libro, oggi introvabile, solo una recente monografia ha riacceso l’interesse sul pittore, del quale cominciano ad emergere degli inediti sul mercato antiquariale e nel geloso segreto delle collezioni private.

Personalmente ho avuto la fortuna di imbattermi in una di queste novità in una raccolta napoletana, i cui proprietari erano stati messi fuori strada dal parere di alcuni studiosi, che, in precedenza, non avevano riconosciuto lo stile dell’artista napoletano.
La tela di grandi dimensioni, 186 - 134, richiede una pulizia che restituisca lo splendore cromatico originale e la foto (fig.1) non rende giustizia della bellezza del dipinto, a seguito delle cacatelle di mosca e di una patina depositata nel tempo sulla superfice pittorica, che ne decanta lievemente l’effetto primitivo.
L’iconografia, Rebecca al pozzo, è tra quelle predilette dagli artisti partenopei, che venivano incontro alle esigenze di una committenza, spesso colta e raffinata, ma soprattutto laica, la quale voleva si adornare le pareti dei loro saloni di soggetti testamentari, però ingentiliti da prosperose fanciulle, preferibilmente discinte.
E proprio questo dettaglio ha provocato una scintilla tra i miei neuroni, perchè rammentavo di aver visto un dipinto identico, attribuito ad ignoto, nella fototeca dell’Istituto Amatller di Barcellona, nel quale, particolare che non si dimentica, la Rebecca presentava un’abissale scollatura che esponeva le grazie di un seno quanto mai sodo e prorompente.
Ho esaminato allora con attenzione, con l’ausilio della lampada di wood, la superfice di tela corrispondente nel quadro in esame ed ho potuto constatare che presentava una zona di ridipintura, forse l’opera bacchettona di un restauratore chiamato da una moglie gelosa od eccessivamente timorata.
Il quadro presenta alcune figure patognomoniche di Pacecco, dal personaggio sulla destra, per la cui realizzazione è stato utilizzato lo stesso modello che ha prestato le sembianze al principe troiano nel Giudizio di Paride conservato al Kunsthinstoriches di Vienna, alla fanciulla in primo piano, che presenta la stessa vaporosa manica slargata, esibita dalla protagonista del Rachele e Giacobbe del museo di Capodimonte, oggi esposto a San Martino.
Ed inoltre la presenza del cane in primo piano, identico a quello presente nel Venere che cerca di trattenere Adone della pinacoteca di Besancon. A tale proposito possiamo precisare che non si tratta del cane personale di Pacecco, che l’artista ha immortalato in più di una tela, permettendo in tal modo, a guisa di firma nascosta, di consentire una sicura atribuzione di alcune opere dubbie.
Il Rebecca al pozzo è collocabile cronologicamente intorno agli anni Quaranta, il periodo d’oro dell’artista ed aggiunge un importante tassello nella ricostruzione del percorso di questo artista, ingiustamente considerato un minore nel variegato panorama del secolo d’oro della pittura napoletana.
Colgo l’occasione di essere ritornato su Pacecco per dare conto di una osservazione che mi è stata avanzata, via mail, dal professor Thomas Willette, illustre napoletanista, autore con Sebastian Schutze di una monumentale monografia su Massimo Stanzione e docente nell’università del Michigan, il quale, in riferimento all’Assunzione della Vergine (fig. 2), conservata nel museum of Art di Raleigh nel North Carolina, rivendica una piena attribuzione a Stanzione, in parziale contrasto a quanto da me riferito nella mia monografia sul De Rosa.
Accolgo pienamente la reprimenda di un così prestigioso studioso, adducendo, a giustificazione del mio parzialmente diverso parere, non tanto il giudizio di Pigler e di Spinosa, che assegnano la tela al De Rosa, quanto la presenza della figura dell’apostolo in basso a destra, chiaramente pacecchiana, che utilizza un modello ripetutamente presente in dipinti documentati con certezza al Nostro artista.
Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Marzo 2009 19:30