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Un fatto nuovo: In calce a gli spunti e riflessione che seguono - resi pubblici in data 30 aprile u.s.- la risposta pervenuta da Antonio di Pietro
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Un fatto nuovo: In calce a gli spunti e riflessione che seguono - resi pubblici in data 30 aprile u.s.- la risposta pervenuta da Antonio di Pietro

datata 3/05/2012  10:39
La rende pubblica oggi, a chiusura delle Amministrative
In sottoscritto non commenta, ai singoli elettori valutazione e decisione.

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Favoletta per bambini PDF Print E-mail
NapoliNews - Intrattenimento
Written by Achille Della Ragione   
Monday, 10 April 2006 19:38
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Favoletta per bambini 

Un rimedio davvero portentoso e di facile applicazione in ogni casa. Prima che a scuola i nostri figli imparino la storia risorgimentale sui libri scritti dai vincitori, vogliamo provare a raccontare loro una favola, la sera prima di addormentarsi, quando finalmente si sono spenti televisione, computer e videogiochi?
Un giorno un piccolo re valdostano piemontese, che non parlava italiano ma francese, che portava il nome di una regione della Francia, la Savoia e le cui casse statali erano poco meno che disastrate decise di voler diventare il re di tutti gli italiani, dalle Alpi alla Sicilia, in un momento storico che il concetto di Italia era noto solo a Mazzini ed a pochi altri intellettuali.

Avrebbe volentieri usufruito di un’investitura divina, ma gli unti dal Signore erano di là da venire e nelle alte sfere, almeno ad ovest del monte Ararat, da secoli non si condividevano menzogne così sfacciate. Si decise ad adoperare metodi sbrigativi ed efficaci e si rivolse ad un guerrafondaio di professione, nativo di Nizza e dal carisma indiscutibile. Lo armò, gli fornì denaro e protezione e lo inviò a liberare… ed a civilizzare il Regno delle due Sicilie ed a cacciare i Borbone. Fu necessaria qualche strage, alcuni massacri, numerose violenze: Bronte, l’Aspromonte, ecc, ma ne valse la pena.
Il nuovo re non era mai stato a sud di Roma, non conosceva Amalfi o Barletta, a stento sapeva che la Sicilia era un isola, ma ne ignorava la lunga storia, certo aveva sentito parlare di Napoli, che, a differenza di Torino, piccola città provinciale, era una grande capitale europea dell’arte e della cultura. Ma tutte queste considerazioni sono trascurabili quando, non richiesti, si devono liberare (ma da cosa?) intere popolazioni.
Terminata l’opera di civilizzazione, si provvide a trasferire nelle casse piemontesi il Tesoro napoletano e a distruggere in poco tempo l’industria locale e ad impoverire le risorse naturali ed il territorio. Si convinsero, nell’arco di alcuni decenni, alcune decine di milioni di meridionali che in America si viveva meglio ed era il caso di trasferirsi nel nuovo mondo. Un genocidio in piena regola di cui invano troverete traccia nei libri di storia.
La favoletta è terminata, il bambino dorme, ma speriamo che quando si sveglierà ricorderà qualcosa del racconto.
Last Updated on Friday, 20 March 2009 21:49
 
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