Casamicciola: Franchino Stampa
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CasamicciolaNews - Cronaca
Scritto da Ida Trofa   
Lunedì 08 Ottobre 2012 12:36

Casamicciola: Franchino

Il tassista era un uomo gentile, ma lui non era solo un tassista era come tutti gli uomini di un tempo venuti su dal nulla, dalla fame e dalle carestie, dalla guerra, dal duro lavoro della terra. Il tassista era solo l’ultima evoluzione di uomo dalla vita intensa, di chi si è sempre dedicato al lavoro ed alla sua famiglia. 82 anni passati a lavorare, sino alla fine senza risparmiarsi a scaricare bagagli, ad accompagnare e sostenere il passo incerto dei suoi adorati turisti, coltivati e coccolati come la manna dal cielo.

Lui che sapeva davvero cosa vuol dire coltivare la manna con olio di gomito e fatica da piegarti nelle ginocchia. Lui era uno di quegli Uomini il cui agire, il motore che muove ed anima la loro vita è sempre lo stesso, lavorare con ardore, traendo il meglio dalla amata terra per provvedere con amore alla crescita della famiglia senza dimenticare il prossimo a cui rivolgersi con amorevole cura ed altruismo. Quest’uomo era sopratutto l’uomo della montagna, dei boschi di “Santo Nicola” che custodiva gelosamente e conosceva palmo palmo sin dalla nascita. Quei boschi a cui aveva prestato la sua forza, l’energia prima di bimbo e poi di giovincello in decenni di duro ed estenuante lavoro. Quel giovincello è poi divenuto uomo e dalla montagna ha imparato a ricavare il meglio, si è ingegnato in mille mestieri e quando la vita, il progresso l’ha condotto altrove il suo pensiero è stato sempre e comunque, la,dove il suo sguardo, il cuore sin dal mattino, ogni suo giorno era rivolto: alla montagna. Quella montagna che come lui, dominando dall’alto questa terra, Ischia, aveva vissuto le miserie ed i fasti, le mille sfaccettature. Quell’uomo della montagna non ha resistito al suo richiamo e una domenica d’autunno fingendosi alla ricerca dei preziosi doni, i funghi che solo il suo monte sapeva nutrire e dare, è andato incontro al suo destino. Felice come un bimbo ricoperto di balocchi, entusiasta per la gioia ed il conforto effimero che una terra matrigna e dura sa darci eppure toglierci insieme, è ritornato li nel suo grembo per restarvici in eterno. Ora potrà restarci per sempre, senza condizionamenti, senza timori e senza assilli. E’ morto cosi, colpito da una ischemia cerebrale bilaterale Francesco Di Costanzo, per tutti Franchino di Casamicciola Terme tra i boschi della Pera di Basso. Il colpo è stato duro, il suo corpo non ha saputo reagire e l’ha trascinato giù lungo le pendici del monte, giù tra i castagni e gli arbusti, sino al ceppo che ferito ed agonizzante l’ha trattenuto affinché sua figlia Maria, il suo amato Samuel che gli è stato accantoa nche nelal tragedia, lo ritrovassero per salutarlo un’ultima volta per tentare un ultimo disperato tentativo di strapparlo alla morte, alla sua montagna. Una morte scacciata solo il tempo di sperare, solo il tempo di capire di che tempra dura e forte era fatto Francesco per tutti Franchino. L’uomo della montagna ha retto ancora due settimane, dopo il suo terribile incidente, il tempo di salutare tutti, il tempo di controllare con meticolosità che la vendemmia fosse conclusa al meglio per permettere al suo cuore gonfio d’amore e vita di dire basta, ora è tempo di riposare e di tornare li al monte, a cui Francesco sentiva di appartenere, il tempo di far comprendere a chi deve quale il senso dell’amore e del vivere donandosi incondizionatamente. E’ morto dopo due settimane di lotta tra la vita e la morte Francesco Di Costanzo di Casamicciola Terme, noto tassista e profondo conoscitore del territorio ischitano da sempre impegnato con il corpo Forestale dello stato e con i volontari locali a cui aveva messo a disposizione la sua esperienza di boscaiolo e coltivatore ed allevatore per la salvaguardia dell’ambiente. Un uomo esemplare il cui tragico epilogo lascia in tutti quanti l’hanno conosciuto un segno indelebile. Era un uomo rassicurante, parlava lentamente ed osservava,senza commenti, la sua è stata una vita da prendere ad esempio, il rigore di un uomo d’altri tempi che ora non c’è più, ma il cui solco è stato tracciato in profondità, tanto da poter restare a lungo indelebile. Ha vissuto così sino all’ultimo, ogni battito, ogni respiro,senza mai arrendersi o pentirsi del suo agire, sempre al massimo di una vita vissuta a pieno lavorando senza risparmiarti.
Ciao Franchino, uomo della montagna!
Lasci un vuoto ed una tristezza incolmabili se non nel ricordo e nella consapevolezza che continuerà ad essere li dove è stato sino all’ultimo, a fare ciò che da sempre era allenato a fare: vivere ogni giorno come se fosse stato l’ultimo, senza risparmiarsi. E chissà quanti chilometri avrai già macinato in questi pochi attimi del tuo nuovo essere e quante “incarrozzate”…
Ida Trofa

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Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Ottobre 2012 12:45