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Un fatto nuovo: In calce a gli spunti e riflessione che seguono - resi pubblici in data 30 aprile u.s.- la risposta pervenuta da Antonio di Pietro

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datata 3/05/2012  10:39
La rende pubblica oggi, a chiusura delle Amministrative
In sottoscritto non commenta, ai singoli elettori valutazione e decisione.

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Perché ci ostiniamo a chiamarli clandestini ? PDF Stampa E-mail
NapoliNews - Cronaca
Scritto da Achille Della Ragione   
Domenica 18 Maggio 2008 12:21

Perché ci ostiniamo a chiamarli clandestini ?

Si fa un gran parlare di aborti clandestini, ma perché non proviamo a farli divenire e  chiamarli privati? Una donna per un’appendicectomia è libera di scegliere il medico ed il luogo di cura, per un’interruzione di gravidanza è costretta invece a servirsi di strutture pubbliche, delle quali può non avere piena fiducia; è il risultato della legge 194, nata trenta anni fa dall’ipocrita compromesso tra democrazia cristiana e comunisti. All’estero è completamente diverso, la paziente può rivolgersi all’ospedale o scegliere un ginecologo in una clinica privata autorizzata. Certo bisogna cambiare la legge, che attualmente obbliga a rivolgersi unicamente verso gli ospedali ed operare i dovuti controlli per evitare abusi.

E smettiamola anche di evocare lo spettro delle mammane e delle donne rovinate dall’aborto. Le mammane non lavorano più da decenni ed il famigerato laccio è andato definitivamente in pensione. Oggi se una paziente sceglie un medico privato è perché sa molto bene che gli specialisti che si dedicano a questa attività sono molto più abili dei colleghi ospedalieri, adoperano il metodo Karman (aspirazione) molto meno cruento della metodica chirurgica tradizionale e soprattutto permettono di evitare le defatiganti attese, gli interrogatori imbarazzanti, gli interminabili e spesso inutili accertamenti, la promiscuità delle corsie, l’ansia di una decisione sempre dolorosa e traumatizzante, che spetta solo alla donna dopo aver interrogato la sua coscienza.
In Italia la legge prevede che le cliniche private possano chiedere l’autorizzazione a praticare l’interruzione di gravidanza ed addirittura il convenzionamento con l’Asl, ma questa richiesta solo eccezionalmente viene accolta, per cui un ginecologo che volesse seguire una sua paziente, in cura da anni ed alla quale ha preso i parti precedenti, deve invece abbandonarla a colleghi, quasi sempre giovani e che spesso si dedicano all’interruzione per trovare un primo lavoro, pronti a divenire obiettori appena ottenuto un contratto a tempo indeterminato.
Presso le Asl in tutta Italia dormono decine di domande di autorizzazione ed i politici  debbono decidersi ad affrontare il problema, che da tempo attende una soluzione rispettosa delle richieste di tante cliniche qualificate, che vogliono mettersi al servizio della legge e delle donne.
Dimenticavo le pazienti che oggi ricorrono ad un medico privato pagano una cifra in linea con i prezzi delle prestazioni sanitarie e fanno risparmiare allo Stato circa 2000 euro, dobbiamo esserle grate.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Marzo 2009 22:08
 
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